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Autorizzazione Integrata Ambientale e aziende insalubri – Norme e sentenze

Quando abbiamo necessità di occuparci di un’azienda che tratta rifiuti allo stato liquido, con una certa capacità produttiva e dimensione, viene naturale pensare all’Autorizzazione Integrata Ambientale, come primo documento “di riferimento e valutazione”. E’ certamente vero che questo è un documento “principe” con cui possiamo conoscere ed inquadrare l’attività svolta da quell’impresa, che viene descritta in un “volume” con un numero di pagine che può variare da un minimo di 20-25 fino a qualche centinaio.

Vi sono però molte autorizzazioni che l’AIA non sostituisce, e fra queste citiamo quelle relative alle normative:

• Industrie a Rischio di Incidente Rilevante – R.I.R. (cd. “Seveso”)

• Emissioni di gas serra (cd. “Emission trading”).

Ancora, ed è l’oggetto di questa breve nota, dobbiamo ricordare la CLASSIFICAZIONE come AZIENDA INSALUBRE", definita dalle norme:

Regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 “Testo unico delle leggi sanitarie”, ove all’art. 216 specifica che: “Le manifatture o fabbriche che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute de gli abitanti sono indicate in un elenco diviso in due classi.

D.M. 5 settembre 1994 “Elenco delle industrie insalubri di cui all'art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie” che indica le attività “rifiuti” fra le insalubri di I classe, con i seguenti riferimenti:

• 100. Rifiuti solidi e liquami – depositi ed impianti di depurazione, trattamento

• 101. Rifiuti tossici e nocivi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, ed alla deliberazione del Comitato interministeriale del 27 luglio 1984 e successive modificazioni – trattamento, lavorazione, deposito.

Questo è lo “stato dell’arte”, invariato dal 1994 ad oggi … Ma il mondo reale va avanti e come spesso accade dalla norma si passa ai pronunciamenti di T.A.R. e Consiglio di Stato.

Ne riportiamo di seguito i principali riferimenti di possibile utilità pratica:

La più recente, sentenza Consiglio di Stato 2 settembre 2011, n. 4952:

Industrie insalubri o pericolose, la ''distanza di sicurezza'' non basta: in sede di applicazione sinergica della norma igienico-sanitaria di cui all'art. 216, R.D. n. 1265 del 1934 e della norma urbanistica demandata al Comune, ciò che rileva è la dimostrazione da parte dell'imprenditore che l'esercizio dell'industria insalubre, per l'introduzione di nuovi metodi o speciali cautele, non arrechi nocumento alla salute del vicinato e non tanto la formale osservanza di una determinata distanza imposta dalla medesima norma urbanistica. (fonte del commento: IPSOA)

 

Altre sentenze di interesse, dalla più recente:

 

T.A.R. Marche, Sezione I, 20 aprile 2010

(La disposizione contenuta nell’art. 216 T.U.L.S., riguardo alle industrie insalubri, va “storicizzata”, visto che la stessa è stata adottata in epoca antecedente l’entrata in vigore della legge urbanistica fondamentale, quando non esisteva il concetto di zonizzazione del territorio comunale)

 

T.A.R. Lombardia Milano, Sezione I, 29 luglio 2009

(Compete alla giunta municipale l’emanazione dei provvedimenti di classificazione delle industrie insalubri)

 

T.A.R. Puglia Lecce, Sezione I, 7 luglio 2009

([A] Sui poteri di controllo e ordinanza che spettano al Sindaco riguardo alle industrie insalubri ai sensi degli artt. 216 e 217 T.U. 27 luglio 1934 n. 1265. [B]. Sul modello di “governance ambientale” e sulla “legittimazione” di un comitato a chiedere l’attivazione dei poteri sindacali di cui all’art. 217)

 

Consiglio di Stato, Sezione IV, 23 aprile 2009

(Sulle condizioni che devono sussistere affinché la localizzazione di un’industria insalubre possa permanere nel centro abitato)

 

T.A.R. Campania Napoli, Sezione III, 9 agosto 2007

([A] Sul provvedimento mediante il quale il Sindaco, allo scopo di indurre un’industria insalubre di prima classe a presentare entro setto giorni un piano di delocalizzazione, dispone l’interruzione cautelativa dell’attività conciaria. [B] La delocalizzazione di industrie insalubri di prima classe è un evento che non può avverarsi dall’oggi al domani mediante imposizioni che piovano dall’alto)

T.A.R. Lombardia Brescia, Sezione I, 1 giugno 2007

(Sulla legittimità o meno della modifica introdotta al regolamento di igiene comunale che vieta in assoluto gli insediamenti di allevamenti di suini nel centro abitato in quanto industrie insalubri)

 

T.A.R. Piemonte, Sezione I, 19 aprile 2006

(Sulla distanza delle industrie insalubri dalle abitazioni e sulla motivazione che l'Amministrazione deve assumere per il loro insediamento)

 

Consiglio di Stato, Sezione V, 24 marzo 2006

(Sulle industrie insalubri di prima classe)

 

T.A.R. Toscana, Sezione II, 13 settembre 2005, n. 4417

(Le industrie insalubri possono essere realizzate soltanto nelle parti del territorio classificate dal P.R.G., in sede di zonizzazione, quali aree omogenee destinate ad impianti industriali)

 

T.A.R. Friuli Venezia Giulia, 18 dicembre 2004, n. 719

(Sulla corretta interpretazione dell’art. 217 del Testo Unico delle leggi sanitarie in materia di industrie insalubri)

 

T.A.R. Umbria, Sezione I, 13 ottobre 2004, n. 589

(Industrie insalubri: la pericolosità per la salute di talune attività produttive, ivi comprese le industrie insalubri di prima classe, non costituisce ragione sufficiente per bandirle in assoluto dal territorio)

 

Il dettaglio delle sentenze citate? In qualche caso è consultabile con libero accesso, in siti e blog specializzati, a volte richiede la registrazione a pagamento, in qualche caso parte della sentenza è citata in articoli sulla materia.

Prova a trovarle inserendo gli estremi in un motore di ricerca…

Ne conosci altre? Vuoi aggiungere altre notizie o una tua esperienza?

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